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domenica, Dicembre 14, 2025

Crollo del 70% della produzione di olio di oliva nel Salento. 3 olive su 4 perse a causa della Xylella

A causa della Xylella fastidiosa sono andate perse 3 olive su 4 in provincia di Lecce con il crollo del 70% della produzione di olio di oliva anche nell’annata 2022. Lo scenario è a tinte fosche, dove il crollo produttivo è divenuto incontrovertibile dal 2014 ad oggi. Gli agricoltori – afferma la Coldiretti – chiedono interventi decisivi per espiantare, reimpiantare e far rinascere le aree colpite.

Ammontano, quindi, a complessivi 60 milioni di euro le risorse previste per gli espianti e i reimpianti nel Salento, secondo la  rimodulazione del Piano per la rigenerazione olivicola, tali da soddisfare  – aggiunge Coldiretti Puglia – quanto più possibile le 8.131 domande di aiuto individuali, le 1029 domande di aiuto di adesione e le  26 domande collettive presentate dagli agricoltori.

E’ evidente che laXylella fastidiosa ha creato un danno incalcolabile all’economia, al paesaggio e al lavoro. Il catasto olivicolo delle aree colpite dalla Xylella fastidiosa è uno strumento fondamentale poichè è una banca dati  contenente gli esiti della foto-restituzione delle aree interessate – spiega Coldiretti Puglia – i cui contenuti riguardano la puntinatura delle piante di olivo e lo stato di ciascuna pianta (vive, morte e sintomatiche) riferite alle ortofoto. E’ un fondamentale contributo per favorire la resilienza ambientale e il paesaggio dell’area colpita dalla Xylella, in quanto la piantumazione arborea  può porre un freno alla “desertificazione” che il batterio sta provocando – conclude Coldiretti Puglia – con il disseccamento di migliaia di ettari arborati considerato che sono oltre 90mila ettari di superficie olivetata intaccati in provincia di Lecce dalla Xylella.

La Xylella è arrivata in Puglia portata da piante tropicali giunte dall’America latina e fino a oggi ha infettato oltre 8mila chilometri quadrati  con oltre 21 milioni di ulivi colpiti, molti dei quali monumentali, frantoi svenduti a pezzi in Grecia, Marocco e Tunisia e 5mila posti di lavoro persi nella filiera dell’olio extravergine di oliva.

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