L’accorpamento di 60 scuole, con la conseguente perdita di 60 dirigenze, è secondo l’assessore Sebastiano Leo una decisione “arbitraria e non condivisa con le Regioni da parte del Ministero”. E’ questo per l’assessore regionale all’istruzione della Regione Puglia un attacco a “diversi principi primo tra tutti quello all’istruzione e all’uguaglianza. E continua “colpisce anche le competenze regionali in materia di istruzione e autonomia scolastica, il principio di collaborazione e sussidiarietà, il rispetto delle procedure di coordinamento Stato-Regioni in materia di scuola e delle disposizioni che regolano l’esercizio del potere sostitutivo” . Conclude ” È antitetico parlare di superamento delle povertà educative e dei gap sociali e tagliare sulla scuola, la nostra più potente arma contro le povertà”. Per Leo ” la scuola pubblica è fulcro di democrazia” .
E’ su questa scia che la Giunta regionale ha deliberato di promuovere, dinanzi alla Corte costituzionale il giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 1, commi 557 e 558, della Legge 29 dicembre 2022, n. 197 “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025”
La parte impugnata riguarda il dimensionamento scolastico e le disposizioni, tutte conformative in termini vincolanti delle potestà legislative e amministrative spettanti alle Regioni nella materia dell’ “istruzione”, devono ritenersi costituzionalmente illegittime. La Regione Puglia quindi chiederà alla Consulta, come già proposto da altre Regioni, che sia dichiarata incostituzionale la norma statale che costringerebbe tra l’altro l’accorpamento di istituti scolastici sul territorio, causando disagi sia all’utenza che ai docenti.

