La morte dell’uomo di origine di marocchina, trovato senza vita ieri su una panchina nei pressi del Foro Boario genera commenti da più parti politiche e sociali. Sulla panchina intanto sno comparse scritte e manifesti in cui si accusano Chiesa e Comune che non abbastanza sarebbe stato fatto per evitare una morte così desolante.
Carlo Salvemini sul suo profilo sociale si eprime con un lungo post nel quale in primis dichiara d’aver atteso per la verifica di tutti gli elementi che potevano aiutare a ricostruire il quadro in cui è maturata la morte di Tariq in modo da vedere “una storia capace di andare oltre l’indignazione ad uso social, l’attacco polemico in cerca di consenso politico”. Evidenzia che è contraddittorio l’atteggiamento di una città che giusto qualche giorno prima da parte di qualcuno aveva chiesto l’intervento dell’esercito perchè ” fotografato mentre faceva i propri bisogni nelle aiuole di piazza Italia. Oggi, dopo la morte solitaria, triste e disperata di Tariq, gli stessi danno la colpa alla politica, alle istituzioni, al Comune, etc etc.” La morte non sarebbe sopraggiunta per il freddo ma per una “crisi conseguente la grave patologia epatica di cui soffriva, generata dall’abuso di bevande alcoliche” e in ogni caso conclude che “se si fosse trovato in una calda camera da letto, tra l’affetto di familiari e amici e l’assistenza di medici specialisti, forse non sarebbe andata così”. E prosegue “Come lui, altre persone conducono una esistenza simile in città, segnata spesso da disagi psichici, dipendenze, a volte anche da atteggiamenti violenti. Quando non muoiono, di queste persone sui media e sui social si parla solo come di un elemento di degrado, di fastidio, di minaccia. Io penso che la povertà estrema sia un fenomeno con il quale dovremmo provare a confrontarci con più lucidità, come ha opportunamente suggerito Monsignor Michele Seccia”. Salvemini sottolinea che a Lecce “è attiva una rete tra Istituzioni, Curia, associazioni e volontari che consente alle persone in difficoltà estrema di beneficiare di servizi che vanno dal pernottamento al pranzo, alla fornitura di spesa alimentare, al ricovero temporaneo, di accedere ai servizi di assistenza medica, di verificare l’accesso ai benefici assistenziali offerti da Stato e Regione. Questa rete va dagli uffici del settore Welfare alle strutture della Chiesa, alle sedi delle associazioni nei quartieri periferici, ai camioncini pieni di rifornimenti che vedete girare in orario preserale in città. Ma questa rete è la rete di emergenza, che riesce – purtroppo non sempre – ad evitare che chi è molto povero possa cadere e non rialzarsi. Serve fare di più prima, perché il contrasto alla povertà e le politiche di inclusione sono un grande tema nazionale, molto trascurato dal dibattito politico. Anche questa è una realtà, triste, con cui fare i conti”.
L’opposizione chiede un consiglio monotematico urgente, previsto peraltro dagli articoli 6 e 9 del Regolamento dei lavori del Consiglio Comunale chiedono la convocazione di un consiglio monotematico aperto alle associazioni, ai consigli di quartieri, alla consulta competente per discutere del rapporto dell’amministrazione comunale con gli immigrati nella città di Lecce e con coloro che sono afflitti da una condizione di povertà.
La Consigliera Poli Bortone commenta: ” situazioni del genere sono inammissibili per una città che era nata per la sua accoglienza e che oggi purtroppo registra delle situazioni che non trovano risposta adeguata da parte dell’amministrazione comunale. Mi auguro che il presidente del Consiglio voglia convocare di concerto con il sindaco e con l’Ufficio di presidenza, il consiglio comunale con l’urgenza dovuta per discutere un problema di grande momento: quello dell’immigrazione e dei rapporti con gli immigrati nella nostra città ma anche di una povertà sempre più diffusa ed esplosiva e la cui gestione va oculatamente affrontata».

